Studi per un romanzo by Vitaliano Brancati

Studi per un romanzo by Vitaliano Brancati

autore:Vitaliano Brancati [Brancati, Vitaliano]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Mondadori
pubblicato: 0101-01-01T00:00:00+00:00


INCONTRO CON L’AMICO

Un mattino di febbraio, Rodolfo apprese che l’amico Alfredo Carmi, laureato anche lui in Legge, anche lui trentenne, disoccupato, atleta, e buon figliuolo, era tornato a Roma. La sera stessa, egli si recò dall’amico che abitava in via Isonzo, nella dipendenza di una pensione.

Alfredo Carmi dormiva ancora il suo sonno del pomeriggio, quando Rodolfo, guidato per il corridoio tenebroso da una piccola cameriera, bussò alla porta socchiusa.

«Avanti!» disse una voce che sapeva di sbadiglio. E una lampada da capezzale mandò una forte luce rossa sopra un libro francese caduto aperto sul tappeto, un paio di scarpe piene di calze e di giarrettiere, un comodino nero e basso, una camicia da notte abbandonata ai piedi del letto come una donna piangente; e raggi più esili, sul fondo della camera, brulicante di oggetti ordinati, ma numerosi: un grammofono, librerie, tavolinetti ingombri di profumi e di rasoi, manubri, appoggi, castelli di riviste letterarie, quadri di Leonardo, di Botticelli e di Piero, in minuscole riproduzioni a colori.

L’accoglienza, che Alfredo Carmi fece a Rodolfo, avrebbe certo scandalizzato un testimone che non conoscesse i due amici. Carmi si stiracchiò sul letto e sbadigliò due volte in faccia a Rodolfo ch’egli non vedeva da un anno. Questo fu il primo saluto. Poi gli disse: «Be’, come stai?» e via via che, battendo gli occhi, s’accorgeva che Rodolfo, seduto sulla sponda del letto, non era un sogno, ma una figura viva, tutta la sua faccia manifestava un forte disappunto. Che un amico così caro fosse venuto a rimettergli nel cuore la fatica dell’affetto non era molto piacevole. Si stiracchiò ancora, come provando a collocare Rodolfo nella classe, tanto carina e sopportabile, delle persone che non ci destano alcun sentimento. Ma la prova non riuscì. Allora balzò a sedere sul letto e, cedendo con gioia all’antico affetto, che non era poi così spiacevole come gli era parso nel malumore del dormiveglia, afferrò l’amico per le braccia, per i fianchi, per il collo, lo baciò, gli disse le cose più diverse e incoerenti: sei sciupato, sei ringiovanito; puoi considerarti un uomo canuto, hai la faccia di un bambino; gli disse che era bello vivere a Roma, ch’era noioso, che aveva letto, un’ora innanzi, delle cose straordinarie su Parigi, che sarebbe stato delizioso andar lassù, ma che non è possibile fare dei viaggi quando si hanno poche lire in tasca («Ma saremo sempre così poveri, sempre? Cos’è la vita con poche lire in tasca?»), infine gli disse che un lieto avvenire aspettava ambedue e che già era uscito dall’officina lo sleeping-car che li avrebbe portati, non solo a Parigi, ma a Bruxelles, a Madrid ecc. Egli vedeva sé e Rodolfo sonnecchianti con la testa vicino agli sportelli. E cos’erano quei colli di cigno sulle loro spalle? Erano braccia di donne… E cos’era quel profumo di essenza di pino? E quelle risa?… Punto e basta. Lasciar fare all’avvenire… Carmi ridivenne duro come un precettore che ha scherzato troppo con l’allievo. Guardò Rodolfo.

«Adesso farò la doccia» disse. «Hai visto mai una doccia, sporco uomo del Sud? Vieni e vedrai.



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